domenica 12 novembre 2017

One shot review: la libreria del buon romanzo

Anno: 2011
Paese: Francia
Autore: Laurence Cossé
Genere: narrativa, giallo
Pagine: 402
Sinossi: due appassionati lettori decidono di aprire a Parigi una libreria insensibile alle novità, agli editori, ai rappresentanti, ma solo ai bei romanzi, scelti da una selezione anonima di otto scrittori francesi. L'idea ha successo clamoroso e insieme all'ammirazione si guadagna l'ostilità di misteriosi e violenti sabotatori.

Un soggetto insolito e sviluppato in maniera originale, con abili flashback narrativi che presentano una collezione nutrita di personaggi interessanti e caratterizzati con cura. L'intuizione di un manipolo di letterati in eroica difesa dei libri e degli scrittori che contano, incuranti al concetto di mercato commerciale, a mio parere incuriosice a sufficienza. Talvolta ho avuto la fastidiosa senzazione che a tratti i personaggi si riempissero la bocca di titoli come se elencassero frutta di stagione, una forma di snobismo intellettuale per cui comincio a grattarmi furiosamente. Le vicende amorose le ho trovate incitamenti al diabete coatto, ma sospetto ormai che sia un mio problema. Non mi ha spettinata come i venti della sera di De Andrè, ma non è stato affatto tempo perso.

Sono in molti a ospitare in sé qualcuno che non gli somiglia affatto, non trova?

lunedì 6 novembre 2017

One shot review: i dolori del giovane Werther

Anno: 1774
Paese: Germania
Autore: Johann Wolfgang Goethe
Genere: romanzo epistolare
Pagine: 160
Sinossi: il ventenne Werther in soggiorno a Wahlheim si innamora di Carlotta, già promessa sposa a un altro uomo. Per mesi confessa all'amico Guglielmo i suoi tormenti via lettera ma, incapace di affrontare le costrizioni piccolo-borghesi che costellano la sua vita e di sopportare un amore che non può avere altro sbocco se non l’infelicità, si suicida.

La scrittura è una vera gioia per gli occhi, lirica e ricca come solo i romanzi di secoli passati. Sulle prime nemmeno il protagonista mi dispiace, passionale e capace di cogliere il bello in ogni cosa come alle volte sono anch’io. Seguo con interesse le prime fasi del suo innamoramento, ma ben presto guadagno una certa distanza emotiva dai suoi drammi, disgustata dalla lagna infinita dell’amore non corrisposto e dal desiderio di morte. Mi mancheranno gli strumenti filosofici e letterari per capire la portata dei temi, di cui Thomas Mann mi dà spunto nel saggio finale, ma mi innervosisce indicibilmente la voglia di buttarsi via di chi soffre spasimando invano. Qui, del resto, se ne fa una ragione di vita e di morte e dal ridicolo e dal patetico che suscitano queste pagine realizzo quanto sia sorpassato l’amore romantico di fine settecento: annusare cento volte il nastro che lei ha toccato.. Lo facevo anch’io con la borchia del compagno di classe, a 15 anni. Non tollero queste sciocchezze sentimentali al doppio di quell’età. Vado avanti per inerzia, ridendo benevola di quel poveraccio. Mann in cinque pagine di riflessioni fa forse di meglio: butta lì che questo libro ha dato le basi alla rivoluzione francese per il disprezzo che Werther dimostra di nutrire per l’aristocrazia (ah! Haha!) e giustifica due aggressioni sessuali nel romanzo per disperato ardore, addossando metà della colpa alla vittime: la vedova per essersi lasciata andare a piccole concessioni e confidenze col suo garzone, Carlotta per aver eccitato la passione del protagonista facendosi baciare dal becco di un canarino! Ci sarebbe davvero di che compatire i letterati del settecento, se non fosse triste realizzare che i pennivendoli del ventunesimo secolo giustificano nello stesso modo violenze e femminicidi.

Qui mi trovo ottimamente: la solitudine mi è prezioso balsamo al cuore e questa stagione di giovinezza scalda con tutta la sua esuberanza il mio cuore che spesso rabbrividiva. Ogni albero, ogni siepe è un mazzo di fiori e si vorrebbe divenire un maggiolino per librarsi su questo mare di profumi e non vivere d’altro

mercoledì 25 ottobre 2017

Stand strong, stand proud: nuovi consigli sulla scena femminile

Un etichetta del blog rimossa per sbaglio sa essere una vera disgrazia, soprattutto se contiene 20 post su cui hai speso ore per parlare di periodi post-rottura, scena musicale femminile, depilazione e make-up, il tuo personale percorso nel femminismo e altre cose che già non riesci a ricordare. E' stato seccante da morire. Tuttavia, ho cercato di interpretarla anche da un altro punto di vista: rivedere quegli stessi temi alla luce della persona che sono diventata e delle opinioni che mi sono fatta rispetto a qualche anno fa, quando ho scritto quei post. Ecco perchè torno e tornerò ancora a discorrere di cose già viste, in maniera inedita oppure no: mi serve per capire quanto sono cambiata rispetto a pose e posizioni che mi sono fatalmente care, quanta grazia mi abbia portato la maturità degli ultimi anni.
Consiglierò qualche artista della scene femminile e siccome il tempo non è trascorso invano, anche loro sono una ventata d'aria fresca.  

Big Thief
Grande amore dell'estate passata, scoperti grazie alla playlist di un'altra artista, Frankie Cosmos, che mi ha portato in dono una valanga di pezzacci. Il gruppo è interamente maschile eccetto la straordinaria cantante e chitarrista Adrienne Lenker, testa rasata e voce di velluto. La loro Paul tocca corde che non mi toccava nessuno da un po'. Capivo qualche parola ma non afferravo il senso del testo per intero e così fantasticavo su una tormentata storia: ci sono amore e tormento, ma anche battesimi di fellatio staccati in macchina. Chi è che saprebbe rendere un episodio simile tanto romantico? Masterpiece è il secondo brano che preferisco dell'album omonimo del 2016, ma non riesco a trovarne uno solo in tutta la tracklist che mi lasci indifferente. E la copertina è fantastica.
Pezzi consigliati
Paul
Masterpiece
Parallels
Real love
Off you
Animals 
 

Mc Nill
La citazione finale nel post sul saggio di Paola Zukar era per un astro nascente del rap italiano: Mc Nill, al secolo Giulia Galli, che ho conosciuto grazie a un video in collaborazione con Cmdrp sullì'identità di genere e mi ha trascinata nella cotta lesbica che mi colpisce a cadenza quinquennale. Rime affilate come un coltello da cucina e una sensibilità di cui sento particolarmente la mancanza nel panorama italiano, i suoi sentimenti rovesciati sulle basi come una carrettata di freschissime rose. Mi piace davvero la sua capacità di coniugare l'autoreferenzialità e la retorica tipica del rap e la capacità di raccontare le emozioni più profonde, soprattutto quelle che la colpiscono nel personale e negli affetti. E' appena uscito il suo primo album Femminill, disponibile su Spotify. Quando riuscirò a vederla live, le dichiarerò tutto il mio amore.
Pezzi consigliati
Prenditi tutto
Cosa c'è sotto
Tutti i freestyle sul canale Youtube



Frankie Cosmos
Portata alla luce diversi anni fa grazie alle ragazze di Soft Revolution, ho ascoltato in loop l'album Zentropy decine di volte: etereo, strarilassante, mi alienava dal mondo per 18 preziosi minuti. Ultimamente ho ascoltato anche l'ep Fit me in e la nuova uscita Next thing e quella voce candida da post-adolescente mi ci ha fatta ricadere. I suoi pezzi hanno qualcosa per cui difficilmente so trovare aggettivi: la sua voce scivola come rollerblade da competizione su basi musicali scarne, dà voci a emozioni difficili con il più frivolo e delicato dei toni.
Pezzi consigliati
Tutto Zentropy
Young
Fool
Sand  

Missy Elliott
Sono grata alle rapper di tutto il mondo per riuscire a tenere testa e fare musica in un contesto chiuso, maschile e maschilista, in qualunque modo lo facciano. Detto questo, non posso che apprezzare alla follia quelle che riescono a farlo senza usare il corpo e porsi come un oggetto sessuale, come Mc Nill e Missy Elliott: nonostante la svolta super curata degli ultimi anni mi faccia storcere leggermente il naso, è  un grande riferimento per tutte quelle che non vogliono o non possono sculettare nell'obbiettivo di una cinepresa, a cui interessa farsi conoscere per quello che sanno fare. Grazie a mia sorella sono arrivata alla ganzissima Work it, il film Honey ha fatto il resto, con il cameo e un paio di pezzi in colonna sonora. Ultimamente ho riscoperto il potere catartico dei suoi brani più tamarri, niente mi fa dimenare così mentre lavo tutti i giorni montagne di piatti rimpiangendo una lavastoviglie. Peccato non escano nuovi album da più di dieci anni.
Pezzi consigliati
Work it
I'm really hot
Pass the dutch
Lose control
Hurt sumthin'
Back in the day

martedì 24 ottobre 2017

One shot review: gli anni- Annie Ernaux

Anno: 2015
Paese: Francia
Autrice: Annie Ernaux
Genere: biografico
Pagine: 276
Sinossi: romanzo autobiografico che intreccia la sua storia personale con quella collettiva, dalla Liberazione ai giorni nostri.

Ne ho sentito molto parlare prima di leggerlo e una certa aspettativa mi ha portata a rimanerne un po' delusa. E' un bellissimo racconto di vita, pieno di forza ed emozioni, la scrittura dell'autrice francese è formidabile e riesce a coinvolgere in settant'anni di storia recente e pulsante. Tuttavia, non condivido il clamore per uno dei libri cruciali del nostro tempo: mi sembra un'autobiografia splendidamente scritta, ma me ne ha ricordate altre che ho amato di più, in particolare quella di Simone de Beauvoir, più ricca di ottimismo e gioia di vivere. L'Ernaux dà l'impressione di vivere il suo tempo con un velo di malinconia che non la abbandona mai e mi contagia con disgusto.

Quando è attraversata da immagini di quella vita si chiede vorrei essere ancora là? Le piacerebbe rispondere di no, ma sa che la domanda non ha senso, che nessuna domanda ha un senso applicabile alle cose del passato

domenica 22 ottobre 2017

Amplificatore di energia contagiosa: Selton, Lo Stato Sociale, Tre Allegri Ragazzi Morti

Il pensiero dell'estate non mi abbandona considerate le temperature, così prima di lasciarla libera ai ricordi passati chiuderò in questo post i (pochi) concerti italiani che l'hanno animata.

Selton


Grazie alla complicità di un amico appassionato di musica indie, sono riuscito a trascinare con noi il mite Luca per fargli capire che la scena italiana sa intrattenere anche più allegramento di Giorgio Poi. Difatti i Selton sono piaciuti anche a lui: brasiliani e adorabili, suonano pezzi divertenti da ballare e da ascoltare, con una punta di samba nelle suole che è solo la loro. A digiuno di concerti da aprile a metà luglio, nell'opening della serata ho sfogato una voglia prepotente di stare in mezzo ai coetanei che solo la musica riesce a farmi tornare, e di ricambiare di cuore una simpatia irresistibile che dal palco si diffondeva. Ho conosciuto una canzone perfidamente ironica come Cuoricinici e ballato tutti i pezzacci dei loro dischi: Piccola sbronza, Qualcuno mi ascolta, Up to me, Voglia di infinito, Io voglio cambiare, Anima leggera. Grazie a questo concerto e a Spotify ho conosciuto tutte le altre e mi sono fatta trovare pronta alla nuova uscita Manifesto tropicale. Unici nel panorama indipendente italiano, ascoltateli.

Lo Stato Sociale


I più attesi della serata, aspettavo di rivederli da tre anni ma mi hanno divertita meno dei precedenti: avevo già male alle gambe, una giornata di lavoro sulle spalle e un'aspettativa troppo alta. Avevo voglia di sentire pezzi che adoro e che non hanno suonato: Piccoli incendiari non crescono, Quello che le donne non dicono, Senza macchine che vadano a fuoco, Ladri  di cuori col bruco. Quello che apprezzo tantissimo di questo gruppo, oltre all'intelligenza combinata a una demenzialità che mi fa piegare, è l'impegno politico. Si fa presto a rispondere che sta solo nelle canzoni: sfido a trovare un altro gruppo della stessa scena che fa altrettanto. Sentirli salutare gli amici del centro sociale Pinelli, ricordare Carlo Giuliani e la resistenza in un lungo intermezzo che ha scoglionato diversi spettatori è stato emozionante (e ha confermato a Luca che non era del tutto tempo buttato via). Qualcuno riempa altre piazze con gli stessi testi, se ci riesce.


Il nuovo album non mi ha convinta e suonarlo dal vivo non mi ha fatto cambiare idea (i pezzi romantici in testa,) anche se ormai cantano tutti e si sono ripresi il centro dell'attenzione che è sempre stato di Lodo. Ciononostante, sono riusciti a farmi stare allegra e scatenata per tutto il tempo.
Il finale è stato all'altezza del solito finale allo Stato Sociale che aspetti impaziente: Cromosomi, palloni giganti sulla folla e un'esplosione di coriandoli su strofe ripetute all'infinito.


Tre Allegri Ragazzi Morti


Un mese dopo, nella location tutta particolare dei giardini di plastica a Genova che ancora non conoscevo. E' un peccato che un posto simile non sia sfruttato per farci un sacco di cose interessanti e venga lasciato all'abbandono più completo dopo l'estate. Ero in compagnia di Francesco, l'unica spalla tra le mie conoscenze per questi concerti, che in quei giardini ha trovato l'amore. Era passata una vita dall'ultima volta con i TARM, quasi sette anni: credo davvero di essere cresciuta nel frattempo e che non abbiano più molto in comune con quello che cerco nelle canzoni. Sempre coinvolgenti sul palco,  ma nei testi non trovo più niente che parli di me e di quello che sto vivendo. E poi mettiamoci anche che non accetto che gente che vedi e ascolti da anni possa invecchiare. Se non fosse stato per la compagnia, parecchia noia. L'unica emozione che mi ha scossa è La tatuata bella cantata in finale con il pubblico in acustico, che solo da qualche anno è diventato un pezzo che mi fa impazzire canticchiare sotto la doccia o sottovoce all'indirizzo dei nuovi datori di lavoro.


L'autunno porterà artisti molto interessanti da queste parti: Gazzelle, Coez e Giorgio Poi, tutti al Crazy Bull di Sampierdarena che si candida come nuovo polo per la scena indie italiana. Carivoi, speriamo proprio!
S.

domenica 1 ottobre 2017

One shot review: l'interpretazione dei sogni- Sigmund Freud

Anno: 1899
Paese: Austria
Autore: Sigmund Freud
Genere: saggio, psicoanalisi
Pagine: 640
Sinossi: lo psicalista austriaco nel suo saggio più conosciuto esplora la dimensione onirica, fino a quel momento relegati ai margini degli interessi psicologici, e grazie all'analisi di decine di sogni anche personali, afferma l'idea rivoluzionaria per l'epoca che il sogno sia la manifestazione privilegiata per indagare quello che da allora chiamiamo inconscio, oltre a uno strumento fondamentale di terapia.

La mia curiosità per i sogni è cosa di lunga durata, con cui dò da pensare ad amici e conoscenti.. Questo ponderoso volume ha saputo soddisfarla in un'intera, lunghissima estate di seicento pagine. La prima parte considera una panoramica di teorie sui sogni che ho trovata verbosa, poco interessante; la seconda è dedicata all’analisi di decine di sogni dell’autore e dei suoi pazienti, è in effetti quella da cui imparo qualcosa e che mi affascina moltissimo: certo per interpretare il garbuglio del mio panorama onirico avrei bisogno di Freud seduto sul mio divano, ma il saggio offre interessanti chiavi di lettura. Le ultime duecento pagine sono psicanalisi pura e mi uccidono, le leggo come si mangia un sacco di farina davanti a chi ti ha invitata a cena: con devozione, senza ricavarne granchè. Certo è ossessionato dal sesso, anche in materia di sogni lo considera la fine e l’inizio di tutte le cose e ha un’opinione delle donne sconsolante, come la quasi totalità del genere maschile alle soglie del novecento.. Tuttavia, conquista la mia simpatia con il suo approccio narrativo da dottore rassicurante, amichevole e qualche aneddoto vince tutte le mie resistenze: per esempio, quando non trova la sputacchiera e scatarra per le scale, suscitando le furiose cazziate della donna di servizio!

Nel sonno ritorniamo a ai nostri antichi modi di guardare le cose e ai nostri antichi sentimenti verso di essi, ritorniamo a impulsi e attività che ci hanno a lungo dominati.

domenica 13 agosto 2017

One shot review: rap, una storia italiana- Paola Zukar

Anno: 2017
Paese: Italia
Autore: Paola Zukar
Genere: saggi, musica
Pagine: 288
Sinossi: l'autrice ripercorre il suo percorso di appassionata e professionista di musica rap e racconta gli ultimi dieci anni della scena italiana, guidati da Fibra, Marracash e gli altri dall'underground al mainstream.

Avrei dovuto dubitare già dalla quarta di copertina, invece ho deciso di comprarlo confidando in un'altra Storia ragionata dell'hip hop italiano.. Il problema di questo saggio è l'invasiva opinione dell'autrice. Sorvolando sull'uso di paroloni da saggio di attualità sociale confortate da una sintassi zoppicante, apprezzo e rispetto la lunga militanza e conoscenza della Zukar di questa scena, ma c'è un conflitto di interessi imbarazzante: è la produttrice di Fibra, Marracash, Clementino, rapper che hanno più a che fare con i soldi che con la genuinità del genere. Per tutta la narrazione tenterà di difendere la scelta commerciale di questi artisti, senza convincermi mai. Le hanno fatto fare un sacco di grano e mi aspetto eccome che li presenti come gli eroi del rap popolare, ma chi pensa che possa abboccare? Paragona Marracash, Noyz Narcos e Gué Pequeno a Bukowski o Henry Miller (??) e definisce Fibra un grande scrittore morale: forse bisognerebbe spiegarle che tutte le troie, le puttane e le ragazze facili che popolano i suoi testi non ne fanno un raffinato osservatore del nostro tempo. La chiama denuncia sociale, ma ha mai provato a sentire come la fa Caparezza, senza cadere in volgari e vigliacche accuse alle donne, alla comunità lgbt, alle persone sovrappeso? Del resto, da una che definisce il sessismo in questi testi allusioni sessuali e liquida tutto il discorso accusando un sedicente movimento femminista, cosa ti aspetti? E poi la chicca finale: il suo consiglio alle ragazze è fare le manager! Cioè, non è perchè tu hai così poca stima di te stessa e non hai provato a forzare i confini di una scena maschile e maschilista che bisogna andarti tutte dietro. Mc Nill a trent'anni di meno ti spacca il culo!

E qui vorrei scrivere un passaggio dedicato alle ragazze: fatevi avanti come manager se vi appassiona il campo musicale. Affiancateli con la vostra passione e cercate di farli crescere. Le ragazze hanno alcuni tratti caratteriali fondamentali per il management: la disposizione alla mediazione, la capacità di portare a casa un risultato anche quando le condizioni sono totalmente sfavorevoli, la capacità di provare un'empatia particolare verso il proprio team che va al di là della realizzazione egoistica e personale. Tutti questi punti dimostrano che le ragazze possono avere un ruolo centrale rispetto all'attitudine dei ragazzi che è spesso più individuale. Molti ragazzi sono disposti ad ascoltare ed eventualmente cambiare opinione se è il caso, se le ragazze dimostrano di avere in testa un quadro completo che mette in luce più angolazioni e soluzioni di fronte a un problema da risolvere assieme. Credo sinceramente che questo sia il miglior completamento per entrambi in un mondo che oggi fa davvero fatica a ricreare un equilibrio professionale tra uomini e donne. 

sabato 29 luglio 2017

One shot review: autobiografia involontaria- Maurizio Nichetti

Anno: 2017
Paese: Italia
Autore: Maurizio Nichetti
Genere: biografia, cinema
Pagine: 240
Sinossi: vita e vicessitudini nel mondo dello spettacolo del regista e attore teatrale Maurizio Nichetti.

Ho incontrato Nichetti al Premio Quiliano Cinema e mi sono emozionata scambiando con lui qualche parola mentre firmava il libro. Nonostante mi piacciano i suoi film teneri e assurdi, l'esperimento autobiografico mi ha molto delusa. Ci sono aneddoti divertenti, la sua vita è interessante e il mondo delle spettacolo che emerge da queste pagina incuriosisce e merita di essere raccontato. Quello che ha messo a dura prova il piacere della lettura è la tentazione della nostalgia, che qui è praticamente un diluvio a getto continuo: nostalgia di persone, film e stili di vita, ma soprattutto della società e della gente in cui hanno abitato la vita e il lavoro di Nichetti, che non può che tradursi in uno sputo feroce a questi anni: il mondo dello spettacolo, il cinema e la televisione, i giovani e la tecnologia, l’autore non ha retto ai cambiamenti di nessun aspetto del mondo. La sua rassegnazione arrabbiata mi ha intristita molto. Nonostante gli studi, il genio e la creatività, gli anni nello spettacolo, mi è sembrato di sentire parlare una persona vecchia e stanca, arresa a un presente che non apprezza e un filino moralista.

Ho sempre ritenuto inutili le autobiografie. Spesso servono a togliersi sassolini dalle scarpe, sono auto celebrative e nemmeno tanto verificabili. Io non lo scriverò mai un libro, mi dicevo


domenica 9 luglio 2017

One shot reviews: la porta- Magda Szabò

Anno: 1987
Paese: Ungheria
Autrice: Magda Szabò
Genere: narrativa
Pagine: 247
Sinossi: l'autrice racconta di un rapporto impossibile con una donna impossibile: quella di servizio in casa sua.

Regalo della zia prediletta, con cui condivido la passione per la lettura, apprezzo la scrittura abile e foriera di dettagli, detesto la caratterizzazione delle protagoniste: la domestica, che ama solo in modo eletto e sotterraneo e riserva il suo disprezzo a chiunque, compresi gli oggetti di questo amore; la scrittrice, impegnata a sobbarcarsi le fatiche fisiche ed emotive di tutti e ciononostante continuamente in difetto, in colpa, in rimorso e in rimpianto. Quello che odio di me e degli altri non posso tollerarlo nemmeno nella fantasia delle letteratura. I toni tragici che da un certo punto in poi la storia assume cadono nel ridicolo per l'importanza che la comunità attribuisce a un personaggio insopportabile, incapace di gentilezza, tatto e rispetto delle opinioni altrui. Mi rendo conto che il mio è un limite che mi impedisce di appassionarmi al romanzo, nonostante riconosca all'autrice una storia originale nello sviluppo e nei sentimenti, narrata con grande capacità espressiva.

Avrei voluto scrivere, ma la tensione creativa è uno stato di grazia, dolce e amara al tempo stesso, occorrono molte condizioni perché si verifichi, eccitazione e calma, pace interiore e passioni stimolanti, tutte cose che in quel momento mi mancavano

martedì 30 maggio 2017

A fistful of movies: 10 film in tre tentativi di seduzione

Buongiorno gente,
l'ispirazione per questo post l'ho presa da un video estenuante in cui una manciata di appassionati di cinema su Youtube spiegavano in poche battute quali fossero i 100 film che valga la pena vedere.
Dal momento che amo il cinema e ho un penchant per la sintesi, ci provo anche io alla mia maniera: 10 film e tre tentativi per sedurvi. Tenetevi forte perchè c'è roba che scotta.

La cena dei cretini
1 Ideale da guardare con chiunque, fa ridere tutti
2 Ferocemente antiborghese e antintellettuale
3 Se vi intrippate, vi rimane ancora lo spettacolo teatrale e la versione americana


Film d'amore e d'anarchia
1 L'accento della Melato stacca l'accento dai muri
2 Le puttane sono adorabili
3 Giancarlo Giannini è il rivoluzionario più tenero del cinema italiano


Ciao ma'
1 Se siete fanatici di Vasco, è il vostro film
2 La cafoneria dei personaggi conquista anche chi lo odia a morte
3 Nonostante la trashata, strappa il cuore


Supersize me
1 Lo butta in culo a McDonald's
2 Fa sdraiare
3 Salva le mucche!


Dalle 9 alle cinque orario continuato
1 La colonna sonora di Dolly Parton
2 Di grande conforto a chi detesta il proprio capo
3 Le mirabili prove di solidarietà femminile

Airheads
1 Una rock band sfigata con Steve Buscemi e Adam Sandler
2 Un frasario stolido ma irresistibile
3 Rock 'n' roll, assalti alle radio e mitra giocattolo


Allegro ma non troppo
1 Un Fantasia all'italiana che se ne infischia di Disney
2 Una scanzonata introduzione alla musica classica
3 Disegni bellissimi, colore fantastici, fantasia sfrenata


La mia vita è un disastro
1 Se avete amato i film di Louise Rennison, non potete perdervelo
2 Tornare quindicenni per un'ora e mezza
3 Le trashate adolescenziali che fanno scompisciare

 

Due vite per caso
1 Il trip delle vite parallele
2 Un locale chiamato Aspettando Godard
3 Due o tre suggestioni su come funzionino le forze dell'ordine in Italia


Le ragazze di Piazza di Spagna 
1 Aww, Renato Salvatori! Che ve lo dico a fare?
2 Un ritratto intenso della gioventù romana negli anni cinquanta
3 Non è male oggi potersi sbaciucchiare per la via senza rischiare denunce per atti osceni

Mi piacerebbe replicare quest'episodio per cinefili, magari con una manciata di film che oggi eviterei come la peste.. Ma il lavoro incombe (finalmente?) sulla mia estate e dovrò decidere cosa fare del poco tempo che mi rimarrà per vivere. Statemi bene, juagliò!
S.